Storia

Nel Natale del 1966 un piccolo gruppo di tredici persone disabili e un giovane prete, don Franco Monterubbianesi, decidono di cominciare l’avventura di una vita in comune in una vecchia villa abbandonata a Capodarco di Fermo nelle Marche.

Rapidamente molti altri ragazzi e ragazze volontari e altri giovani disabili scelgono di vivere in comunità. Dai tredici membri iniziali si passa agli oltre cento del 1970. Passano ancora pochi anni e la Comunità assume una dimensione nazionale: nascono le Comunità di Sestu, Fabriano, Gubbio, Udine, Lamezia Terme, Roma.

Oggi la Comunità è presente, in Italia, in diverse città e regioni italiane, di essa fanno parte centinaia di persone tra comunitari, ragazzi impegnati nel servizio civile, operatori sociali, volontari.

Dagli anni 90 la Comunità si è allargata fuori dai confini nazionali, dando vita alla Comunità Internazionale di Capodarco (CICa), un’organizzazione non governativa di solidarietà, che si propone di dare risposte ai problemi dei poveri e degli emarginati di tutti i continenti, con progetti attivi in Ecuador, Guatemala, Kossovo e Albania.

La consapevolezza che l’integrazione passa per un mutamento di mentalità ha portato la Comunità, nel corso degli anni, ad ampliare i suoi orizzonti culturali e politici.

Ne sono un esempio i convegni annuali  organizzati a Capodarco di Fermo, la presenza della Comunità in coordinamenti nazionali come il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA) e il CESC, l’attivazione di un Ufficio Nazionale che svolge funzioni di coordinamento e raccordo tra le diverse comunità sparse sul territorio nazionale e di rappresentanza esterna con le istituzioni.

La Comunità è così diventata un punto di riferimento nelle città e nei quartieri per quanti si battono per una liberazione integrale dell’individuo.

La Comunità di Capodarco è presieduta dal 1994 da don Vinicio Albanesi, presidente di un consiglio composto dai vari responsabili delle comunità locali.

Dal febbraio 2001 la Comunità è  inoltre editore dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore Sociale.

La nostra visione

Alla base del progetto della Comunità c’è un processo di liberazione individuale e collettivo di coloro che non sono tutelati . La Comunità sceglie di stare dalla parte di chi non ha questi diritti ed agisce perché i non tutelati e i non garantiti si formino una coscienza dei loro diritti e doveri per diventare i soggetti della propria liberazione e riscatto.

Questo processo si basa su alcuni principi di fondo:

  • il rifiuto dell’atteggiamento pietistico nei confronti di chi è in difficoltà e il superamento di ogni assistenzialismo;
  • lo stile della condivisione, del coinvolgimento profondo con la storia dell’altro, del pagare di persona;
  • la territorialità dell’intervento per evitare di chiudersi nella propria struttura ed aprirsi alle realtà circostanti;
  • la quotidianità come spazio in cui tutti hanno la possibilità di crescere e di emanciparsi attraverso il lavoro, momenti di vita comune, attività di servizio sociali.

Forse il modo migliore per raccontare la storia della Comunità di Capodarco è quello di sentire le parole del fondatore Don Franco Monterubbianesi nellintervista raccolta da Marco Damilano (obiettore di coscienza a Capodarco, oggi giornalista de “L’Espresso“) per festeggiare i suoi 70 anni.

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